Il crollo, la ricostruzione, la riapertura: 29 anni fa la notte più lunga di Noto. Il 13 marzo 1996 è una data ben impressa nella memoria di Noto e dei netini: alle 22.13, infatti, i quattro pilastri ed il pilone della navata destra della Cattedrale crollarono, portando con loro l’intera copertura della navata destra e centrale, i due terzi del tamburo con la sovrastante cupola e l’intera lanterna, nonché la copertura del braccio destro del transetto.
E metà cupola: l’altra metà rimasta in piedi è stata per anni simbolo di quella notte, ancora ferma nella memoria di tutti.
“Poteva essere una tragedia” si pensò immediatamente l’indomani quando la notizia cominciò a circolare in una città che pian piano si risvegliava. Effettivamente in quella notte di 24 anni fa la notizia non arrivò subito nelle case dei netini. Non era l’epoca degli smartphone ed anche il boato non fu percepito da tutti. Seminaristi e parroco della Cattedrale di allora, invece, se ne accorsero subito e l’immagine che si presentò davanti ai loro occhi fu di quelli apocalittici. Macerie su macerie, e la paura che anche l’arca di San Corrado fosse andata distrutta ma, provvidenza o meno, venne risparmiata: vennero giù quasi 3600 metri cubi di macerie.
Ci sono voluti 11 anni per rivedere la Cattedrale riaprire: 11 lunghi anni, fino all’estate del 2007. I numeri della ricostruzione furono impressionanti: 25mila metri cubi di muri ricostruiti, 150mila blocchi utilizzati, di cui 81mila per i pilastri e le fondazioni, 1.800 per la cupola e 476 su misura per ciascun arco. L’intervento costò circa 25milioni di euro e la durata dei lavori fu di circa 7 anni. Erano 50 gli operai impiegati la mese per un totale di oltre 730mila ore lavorative in un’area di intervento che superava i 2mila metri quadrati. Ancor più impressionati i numeri per lo sgombero delle macerie: ci vollero 8 mesi, dal gennaio del 1997 a fine settembre dello stesso anno. Le macerie ricoprivano una superficie di oltre mille metri quadrati e durante lo sgombero gli operai viaggiavano al ritmo di circa 21 metri quadrati di macerie vagliate, esaminate e rimosse. Il primo progetto esecutivo per la ricostruzione venne presentato il 31 dicembre 1998 e approvato il 19 gennaio 1999. Ad ottobre dello stesso anno vennero consegnati i lavori, poi partiti concretamente nel 2000.
Diversi gli interventi portati avanti: la ricostruzione delle fondazioni e dei pilastri della navata destra e il taglio di quelli della navata sinistra. Furono ricostruiti gli archi a timpano e nel 2005 gli operai cominciarono a mettere mani sulla cupola, ripartendo da quella che era rimasta. Il 2006 fu l’anno dedicato al restauro interno, dalle vetrate ai dipinti su tela, dalle cappelle laterali del Santissimo e di San Corrado al restauro degli argenti. L’ultima pietra venne posata il 14 novembre 2006, a dicembre cominciò il restauro della scalinata esterna. Il 18 giugno 2007 era tutto pronto per la riapertura e quel giorno Noto ospitò i vertici della Protezione Civile e l’allora presidente del consiglio Romano Prodi.
La vera festa, però, era avvenuta qualche ora prima. L’arca argentea di San Corrado era nuovamente ritornata a casa. Per l’occasione fu organizzata una breve processione dalla chiesa di San Carlo alla Cattedrale. Dopo 11 anni l’arca non solo ritornava nella sua cappella, ma lo faceva di corsa, come vuole tradizione, salendo le scale del gioiello Barocco rimasto chiuso per troppo tempo. La riapertura del portone in bronzo realizzato da Giuseppe Pirrone e scampato al crollo fu uno dei momenti più suggestivi consegnati alla storia contemporanea di Noto. Fu l’allora vescovo di Noto mons. Giuseppe Malandrino (amarcord: la sua cerimonia di ingresso in diocesi fu organizzata dentro lo stadio comunale di via Angelo Cavarra dato che la Cattedrale era chiusa per restauro) a bussare a quel portone con l’arca di San Corrado alle spalle e una folla infinita di fedeli vogliosi di rientrare dopo anni in Cattedrale. Dall’altra parte c’era il vescovo emerito della diocesi di Noto mons. Salvatore Nicolosi, che spalancò il portone e braccia. Mentre i due vescovi si abbracciavano, i netini tornavano ad abbracciare la loro Cattedrale. Alzavano gli occhi, era diversa da quella che si ricordavano (gli affreschi arriveranno dopo, anche il pavimento fu realizzato diversamente rispetto a quello di prima).
© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo
© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni