Dal 5 al 30 aprile i bassi di Palazzo Ducezio ospitano la personale di pittura di Enrico Gasparri, artista catanese cittadino del Mondo che arriva per la prima volta a Noto per raccontare attraverso le proprie opere una parte del proprio inconscio personale e invitare alla riflessione.
Non un titolo scontato quello dato alla mostra, curata da Cristina Nicosia.
“Il cammino continua, e continua ad esser più importante la strada che la meta. Dopo un calvario doloroso, dopo aver fatto a botte con un passato, perdonato e riamato – si legge nella nota di presentazione firmata proprio da Cristina Nicosia – Enrico è tornato con una nuova collezione, in Sicilia come alla sua adorata Itaca. Il vulcano lo richiama a se’ facendo ribollire la lava che tiene dentro. Lava che esplode in ogni sua opera, ad ogni colpo di pennello, di spatola, ad ogni schizzo di colore proprio come in un’esplosione lavica. Si perde nei vicoli dell’inconscio, per ritrovarsi nelle sue opere. “Il cappellaio matto e le scarpette rosse”. Cosa vorrà dire ? Chi è il cappellaio matto? E’ Colui che vive dove “è sempre l’ora del te’ (cit. Alice nel paese delle meraviglie ), dove il tempo si è fermato e invece delle lancette vanno avanti ticchettando le emozioni. Le vedi quelle orme ? Son quelle delle scarpette rosse, quel fil Rouge delicato e potente che porta a cercar di comprendere il meraviglio complicato universo sensibile, femminile, sacro quanto profano, mistico quanto erotico”.
“Si dice che la fantasia alberga dentro i colori. I colori nel pigmento sfiorano le tele e lanciano emozioni dove ognuno si riflette. Qui si chiude il cerchio – scrive Giuseppe Bordone anch’egli nel testo di presentazione della mostra – ed Enrico Gasparri gioca con la sua autobiografica proiezione verso un mondo che cerca un Cappellaio. Un vero Cappellaio matto! La sua é una missione in un contesto ampio dove i matti eccedono, però non hanno la vitalità di una visibile luminescenza. Nel Cappellaio Matto dell’autore é presente la dinamica di una ricerca volta a favorire il principio della complementarietà con “le scarpette rosse” che induce a rilanciare un pensiero di mutuo sostegno al fine di creare attraverso il suo guizzo artistico la vera luminescenza e piacere di vita”.
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